CARATTERISTICHE GENERALI DEL PENSIERO INDIANO

In India la filosofia è essenzialmente spirituale. Invasioni quali i Greci, gli Sciti, i Persiani, i Mongoli, i Francesi e gli Inglesi hanno cercato di sottomettere l’India, ma lei ha mantenuto la sua identità. In India la vita è dominata dall’istanza spirituale, la filosofia indiana trae origine dalla vita e dopo essere passata attraverso le scuole, rientra nella vita. I grandi testi della filosofia indiana non hanno quel valore di ex cathedra, la Gītā e le Upaniṣad non sono lontane dalla credenza popolare, ma al tempo stesso sono i mezzi di espressione delle più elevate scuole filosofiche, in Occidente invece è diventata sinonimo di pensiero astratto, o di astruse dispute sulla conoscenza.



La religione in India non è dogmatica, ma è una sintesi razionale che continua ad accogliere in sé nuove idee. I problemi religiosi stimolano lo spirito filosofico: l’intelletto indiano è stato, per tradizione, applicato a questioni concernenti la natura della divinità, lo scopo della vita e il rapporto tra l’anima individuale e quella universale. Sebbene la filosofia non si sia del tutto affrancata dai richiami della speculazione religiosa le ricerche filosofiche non sono state ostacolate dalle forme religiose. La filosofia diviene un modo di vivere, un approccio alla realizzazione spirituale. L’egemonia della religione e della tradizione sociale nella vita non intralcia la libera ricerca della filosofia: la vita sociale di un individuo è vincolata da obblighi di casta, ma egli è libero di spaziare per ciò che concerne le idee. In India l’interesse della filosofia è incentrato sul sé dell’uomo. La psicologia e l’etica sono scienze fondamentali.


La psicologia indiana ha compreso il valore della concentrazione e l’ha considerata come il mezzo per intuire la verità; ha riconosciuto l’intima connessione tra spirito e corpo e non ha ritenuto che le esperienze psichiche, quali la telepatia e la chiaroveggenza, fossero anormali o miracolose, ma poteri che la mente umana può avere in certe condizioni. La mente dell’uomo ha tre livelli: subconscio, conscio e super-conscio e i fenomeni psichici “anormali” definiti con nomi diversi quali estasi, genio, ispirazione, pazzia sono frutto della mente super-conscia. Gli schemi metafisici si fondano sui dati delle psicologia, la metafisica occidentale si limita ad osservare lo stato di veglia. Il pensiero indiano prende in esame la modalità della veglia, del sogno e del sonno senza sogni. La verità assoluta deve considerare tutti i livelli di coscienza. Abbiamo più vote ripetuto che la filosofia è importante, ma gli indù furono grandi studiosi delle scienze oggettive.




E’ probabile che l’invenzione dell’algebra e la sua applicazione all’astronomia e alla geometria sia dovuta agli Indù.


Gli Arabi ereditarono da essi non solo le loro prime teorie circa il calcolo algebrico, ma anche il sistema decimale. Lo spirito generale del pensiero indiano ha una particolare predisposizione a interpretare il senso della vita e della natura secondo un idealismo monistico, sebbene tale inclinazione sia così plasmabile, viva e multiforme da assumere numerosi aspetti ed esprimersi per mezzo di insegnamenti, che sono addirittura in contrasto tra di loro


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